Una città più giusta è una città più sicura

Dello Strologo annuncia: “Sportelli anti violenza diffusi, case popolari più accessibili alle vittime di violenza e una città più illuminata.

Sono state oltre mille gli spettatori collegati al webinar “Una città sicura per tutte e tutti: Europa chiama Genova” organizzato ieri da Giovanna Badalassi, candidata al Consiglio Comunale per la lista Genova Civica, con Marcella Pirrone, avvocata di famiglia e penalista che lavora da oltre trent’anni sia in Italia sia a livello internazionale e Ariel Dello Strologo

Sono state oltre mille gli spettatori collegati al webinar “Una città sicura per tutte e tutti: Europa chiama Genova” organizzato ieri da Giovanna Badalassi, candidata al Consiglio Comunale per la lista Genova Civica, con Marcella Pirrone, avvocata di famiglia e penalista che lavora da oltre trent’anni sia in Italia sia a livello internazionale e Ariel Dello Strologo

Simulando sulla popolazione di Genova le percentuali nazionali Istat si può stimare che 60 mila donne tra i 16 e i 70 anni su 190 mila abbiano subìto, nel corso della propria vita, una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Che di queste, circa 10 mila siano state vittime di stupro o tentato stupro. 

Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli autori di molestie sessuali sono soprattutto sconosciuti. Tra le donne adulte vittime di violenza fisica o sessuale si osserva una percentuale più elevata vittimizzazione se le vittime hanno già subito violenza da bambine o se il partner autore della violenza è stato vittima egli stesso da bambino o ha assistito a maltrattamenti del proprio padre sulla propria madre.

I dati confermano la necessità di una visione sulla sicurezza che vada oltre l’approccio conservatore sicuritario. “Una città sicura si costruisce con l’aiuto, il coinvolgimento e la responsabilità di tutte le persone che la vivono”, è scritto nel programma della coalizione progressista. “Nella nostra prospettiva – ha illustrato Giovanna Badalassi – anche la violenza domestica è un problema di ordine pubblico. La sicurezza è una questione da affrontare con un approccio globale e integrato che coglie appieno il valore della prevenzione attraverso il miglioramento delle condizioni generali sociali, dell’istruzione, del lavoro. Garantire la sicurezza non significa tanto eliminare totalmente i rischi quanto proteggere le persone dagli effetti dannosi delle avversità, agendo sui fattori protettivi che possono moderare le conseguenze negative di eventi avversi.”

“Il centro antiviolenza, nato e cresciuto 30 anni fa in Italia e in Europa, ha aiutato le singole donne ma ha soprattutto reso consapevoli tutti gli attori che, sul territorio, devono agire a tutela delle vittime con un lavoro di sinergia, cultura, formazione per creare una consapevolezza, un linguaggio e strumenti comuni”, ha spiegato Marcella Pirrone, cofondatrice della rete Di.Re che raggruppa 82 centri antiviolenza. A proposito degli strumenti, Pirrone, che è presidentessa del network europeo Wave (150 Associazioni presenti in 46 paesi, impegnato nella prevenzione e protezione delle donne e dei bambini/e dalla violenza), ha ricordato che l’8 marzo è stata lanciata una bozza di direttiva europea sulla violenza contro le donne, che è un ulteriore strumento a disposizione degli stati dell’unione. Ma ha anche evidenziato un clima, in Europa, di forte opposizione. “Paradossalmente – riflette Pirrone – parlare di qualcosa che è così importante per tutte le società, ovvero tutelare donne e minori dalla violenza, comporta anche parlare di diritti umani fondamentali che vanno a incidere su quei meccanismi di uguaglianza tra uomo e donna e di partecipazione attiva delle donne a tutte le sfere di vita pubblica e privata che in alcuni paesi che negli ultimi anni si sono caratterizzati per un forte populismo e per un’avversione al cambiamento dei ruoli stereotipati tradizionalissimi tra uomo e donna, come l’Ungheria e la Polonia, sta avendo molta resistenza. Per questo l’Unione, con una direttiva, sta cercando di rafforzare questo strumento della convenzione di Istanbul.”

“Nel percorso conoscitivo di ogni quartiere – ha raccontato la sua esperienza Ariel Dello Strologo – mi sono confrontato con tantissime persone e associazioni e posso riportare due buone notizie. Per i giovani le questioni di genere e dell’identità sono diventate fondamentali e imprescindibili. E i movimenti femminili godono di ottima salute. Il territorio è quindi presidiato. Tuttavia – continua il candidato sindaco – ho verificato un sostanziale arretramento da parte dell’amministrazione dovuto a minori risorse, un impedimento al turn over e un mancato adeguamento della formazione dei servizi. Il programma di governo della coalizione progressista prevede la riorganizzazione dei servizi alla persona, che non devono essere visti solo come erogazione di prestazioni ma piuttosto come presa in carico delle persone, occupandosi tanto dei loro bisogni e problemi quanto delle loro potenzialità e aspirazioni.” 

“La prima cosa da fare – ha ribadito Dello Strologo – è l’introduzione di corsi di formazione e aggiornamento per il personale della pubblica amministrazione, per valorizzarne le capacità e per fornire loro gli strumenti per interfacciarsi con le più diverse situazioni di bisogno, di denuncia e di intervento in generale.” E poi ha annunciato nuove misure: “Nell’ambito dell’apertura di case di quartiere in ogni municipio, la presenza di sportelli anti violenza in ciascuna di esse, in collegamento con scuole, servizi sociali e iniziative, sarà garanzia di un controllo attivo da parte della comunità, che è molto importante sia in chiave di prevenzione sia di dissuasione della recidiva. Il sistema di illuminazione della città sarà ripensato e studiato, in ogni quartiere, non solo in chiave di sicurezza stradale e pedonale ma anche anti aggressione. Inoltre prevediamo l’inserimento di un punteggio preferenziale per le vittime di violenza domestica, che si trovano senza un posto dove andare, nella graduatoria per l’assegnazione di alloggi del patrimonio immobiliare pubblico.

Durante il webinar si è toccato anche il fattore delle ricadute economiche di violenze e maltrattamenti. Secondo le analisi alla base della Convenzione di Istanbul, a cui l’Italia aderisce, il costo economico e sociale a livello globale della violenza sulle donne e del maltrattamento e violenza sui bambini corrisponde a 17 miliardi, di cui 1,7 miliardi di costi monetari diretti, 604 milioni di effetti moltiplicatori economici, 14 miliardi di costi non monetari ed effetti moltiplicatori sociali. Questi numeri, parametrati su Genova,significano 160 milioni all’anno di costo economico e sociale della violenza sulle donne. L’intero bilancio per il sociale a Genova è attualmente di 61,4 milioni per il 2021.

Ogni euro di intervento pubblico speso per migliorare la sicurezza dei soggetti e dei gruppi vulnerabili porterebbe una ricaduta economica positiva pari a 9 euro, secondo il moltiplicatore calcolato da SROI – Social Return On Investment.

La registrazione del webinar “Una città sicura per tutte e tutti: Europa chiama Genova” è disponibile sulla pagina ufficiale Facebook del candidato sindaco.

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